Un maxi attacco hacker contro Binance ha provocato il furto di 6,3 miliardi di dollari dalla più grande piattaforma di scambio di criptovalute al mondo. Secondo quanto riferito dal Financial Times, l'incursione informatica, avvenuta il 30 ottobre, ha portato all'immediata sospensione dei prelievi da parte dei vertici dell'exchange, che hanno promesso di coprire le perdite degli utenti tramite il 'Secure Asset Fund for Users' (Safu), un fondo di emergenza istituito per proteggere i clienti da eventi imprevisti.
Le autorità statunitensi e sudcoreane sospettano che dietro l'operazione ci siano hacker nordcoreani, con l'obiettivo di raccogliere fondi per il regime di Kim Jong-un. La Corea del Nord, sotto sanzioni internazionali, è stata più volte accusata di utilizzare attacchi informatici alle piattaforme di criptovalute per finanziare i propri programmi militari e il regime.
Secondo le stime di TRM Labs, circa 3 miliardi di dollari in asset rubati sono stati congelati sulle reti blockchain grazie alla cooperazione tra aziende del settore e autorità governative. Paolo Ardoino, a capo di Tether, ha dichiarato che la sua società ha bloccato oltre 1,5 miliardi in stablecoin, mentre Jeremy Allaire, fondatore di Circle Internet Group, ha affermato che 800 milioni di dollari in stablecoin emessi dalla società sono stati bloccati.
L'evento ha avuto ripercussioni immediate sui mercati delle criptovalute. Il valore del Bitcoin è sceso di oltre il 4%, raggiungendo 77.994,96 dollari, secondo Coin Metrics. Anche i titoli legati al settore, come Coinbase e Robinhood, hanno registrato ribassi significativi.
Secondo Binance, l'attacco è avvenuto tramite un blitz durato circa 20 minuti. Inizialmente si era ipotizzato un accesso tramite il "computer portatile compromesso di un ingegnere DevOps", ma il co-CEO Richard Teng ha successivamente chiarito che l'attacco ha comportato un processo più complesso. Gli esperti di TRM Labs hanno identificato come possibili autori hacker basati a Pyongyang. Il raid sarebbe stato caratterizzato da piccoli prelievi tramite Tornado Cash, un mixer utilizzato per offuscare la provenienza delle criptovalute, e da una fase preparatoria avviata prima del furto, con l'acquisizione anticipata delle firme necessarie al trasferimento.
Il gruppo sospettato, noto come TraderTraitor, sarebbe parte del più ampio gruppo Lazarus, già responsabile di numerosi attacchi informatici negli ultimi anni. Secondo stime sudcoreane, circa 8.400 hacker nordcoreani sono stati addestrati in un'università informatica di Pyongyang e sarebbero attivi contro le criptovalute. Una sezione dei servizi segreti nordcoreani, nota come Ufficio 121, si occupa specificamente di rapine di valuta virtuale, mentre l'Ufficio 39 del Partito dei lavoratori gestirebbe una rete di evasione delle sanzioni per raccogliere risorse finanziarie.
Shin Beom-chul, ex vice ministro della Difesa sudcoreana e ora ricercatore presso il Korea Research Institute for National Strategy, ha sottolineato che "gli hacker di Pyongyang sono tra i più aggressivi e abili attori e potrebbero aver sfruttato le vulnerabilità di Binance per effettuare questo colpo". Secondo stime dell'industria, nel 2025 i pirati informatici nordcoreani hanno procurato circa 2 miliardi di dollari, pari al 60% dei furti mondiali di criptovalute.
L'evento ha anche provocato uno scontro pubblico tra i fondatori di Binance e Elon Musk, che ha commentato l'accaduto su X con una serie di emoji, tra cui quella delle risate, provocando la reazione piccata dei dirigenti dell'exchange.